martedì 22 dicembre 2009

INTO THE WILD di Sean Penn

È un uomo in rivolta, il protagonista di Into the Wild (Usa, 2007, 140'). Dice no al mondo, e alla sua miseria. Certo, lo fa anche perché ha poco più di vent'anni. Invece Sean Penn ne ha 47. Ma non sembra che la sua rivolta sia meno limpida. È una storia vera quella che Penn ha tratto da un libro di Jon Krakauer. All'inizio degli anni 90, Christopher McCandless (Emile Hirsch) sceglie di abbandonare i soldi e la prepotenza del padre (William Hurt). Rinuncia alla prospettiva di una laurea prestigiosa, sale sulla sua vecchia auto e va verso l'Ovest, luogo del mito americano, e promessa d'una libertà anch'essa mitica. Ma la sua meta ultima è la solitudine fredda dell'Alaska. Non c'è solo né soprattutto l'ideale della frontiera, dietro la rivolta di Christopher. Più forte è il coraggio irrequieto di Henry Thoreau, l'autore di La disobbedienza civile ( 1849) e di Walden, ovvero la vita nei boschi (1854). Come lui, riferimento dei libertari d'America, abbandona la "vita civile" e cerca una dimensione d'autenticità e autonomia morale nella wilderness, nella vastità della natura selvaggia e delle terre deserte. Si somigliano, il ventenne in rivolta e il regista quasi cinquantenne. In un'epoca e in un cinema per lo più dominati da un conformismo che troppo spesso veste i panni fasulli della trasgressione, Penn è tra i pochi "arrabbiati". Lo è quando recita. Lo è quando gira. Lo è quando vive. E lo è ora, nelle immagini e nei dialoghi di questo suo film forte e sincero. È in viaggio, dunque, la rivolta di Christopher. E quello che attraversa nelle immagini e nelle parole di Into the Wild non è solo l'infinito dei paesaggi, ma anche l'infinito della sua anima. È troppo chiuso, è troppo fermo il mondo che lo sta per imprigionare. Giunto alla soglia della vita adulta, vede il suo futuro nel passato del padre e della madre (Marcia Gay Arden). E ne inorridisce. Non si possono avere vent'anni, e sapere come si sarà a cinquanta. Allora, si fa quello che hanno fatto e fanno tanti ventenni, alcuni grandissimi e altri destinati a far naufragio nella propria pochezza. Come un Francesco d'Assisi redivivo, Christopher si spoglia del se stesso che lo minaccia come un dovere, e si mette in cammino nella sua nuova, esaltante nudità interiore.D'altra parte, se è la nudità che si cerca, quasi di certo si finisce per scoprire che non lo si è mai abbastanza, nudi. Così fa anche il giovane in rivolta: ogni tappa del suo viaggio è un avvicinamento impossibile a una perfezione che sempre più si sposta. Chi sono Rainey (Brian Dieker) e Jan (Katherine Keener), i "figli dei fiori" sopravvissuti alla fine del loro mondo, se non la conferma che il cammino è ancora lungo? Per quanto innamorati della libertà, i due si portano addosso il peso della vita. La loro strada si è chiusa, e quello che resta è poco più del ricordo di un'illusione. E chi è la sedicenne Tracy (Kristen Stewart), se non la deliziosa tentazione d'abbandonare il viaggio? Se le cedesse, il suo futuro finirebbe per somigliare a quello di Rainey e Jan, e di tanti altri prima e dopo di loro. Ma Christopher non cede, non si rassegna. Con il coraggio testardo e crudele d'ogni vocazione alla santità, "uccide" l'amore e la speranza di Tracy, e insiste a oltrepassare limiti e confini. Quel che cerca, infatti, non è una nuova frontiera, ma l'assenza di ogni frontiera. Così, man mano, Penn lo segue fino al niente che il ribelle sta cercando. Sta oltre un fiume, quel niente, in mezzo al bianco infinito e intatto di un angolo d'Alaska coperto di neve. Qui Christopher riuscirà a esser solo ( alone, scrive nel suo diario). Qui incontrerà quel se stesso che nessuno deve imporgli d'essere. Alle spalle s'è lasciato il passato e anche il futuro che Ron (Hal Holbrook) gli ha offerto con amore. Lascia che sia per te come un nonno, gli ha detto il vecchio Ron. Ma non si può accettare d'essere amati, se è il niente che ci seduce e chiama. In mezzo alla neve, assurdamente umano, Christopher trova un vecchio bus. Lì inizia l'ultima parte del suo cammino verso se stesso, verso la sua nudità assoluta. Ma lì, nella wilderness, finisce per essere preso e catturato dal niente: la natura è crudele, per quanto la si voglia idealizzare. Ridotto a uno scheletro, si scopre solo come mai è stato, abbandonato (lonely, scrive ora nel diario). E però la sua non è una sconfitta. La felicità non è felicità, se non è condivisa: così scrive e così dice a se stesso, scoprendosi finalmente libero. È questa, dunque, la meta raggiunta del suo viaggio.
Da Il Sole 24 Ore, 3 febbraio 2008

ANNO: 2007
GENERE: Avventura/Drammatico
DURATA: 148’
REGIA: Sean Penn
PREMI:
Golden Globe: Miglior Colonna Sonora
National Board of Review Awards 2007: Miglior Attore Rivelazione (Emile
Hirsch)

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