mercoledì 9 dicembre 2009

NON CI RESTA CHE PIANGERE

E' quello che molti avranno pensato nell'ormai lontano giugno del 1994: non ci resta che piangere.... Troisi se ne era andato lasciando non solo un vuoto incolmabile ma anche un'eredità pesante forse mai raccolta. Consoliamoci pensando che grazie a film come questi il ricordo del suo talento sarà sempre vivo. Nel 1984 si definisce uno dei più felici matrimoni artistici che il cinema italiano ricordi: l'irriverente e scoppiettante Benigni e l'introverso e malinconico (o malincomico?) Troisi decidono di realizzare un film insieme. Ne verrà fuori questo "Non ci resta che piangere". La trama è molto semplice: un maestro di elementare (Benigni) e un bidello della stessa scuola (Troisi) come per incanto si ritrovano catapultati nel 1492 a seguito di un violento temporale. I nostri inizialmente si sentiranno vittime di un brutto scherzo, ma dopo sarà il solo Benigni ad accettare la nuova realtà e convincerà l'amico a intraprendere un lungo viaggio verso Palos in Andalusia per fermare Cristoforo Colombo e non permettergli di scoprire l'America (proprio quell'America che gli consegnò gli OSCAR!!!). Siamo ormai abituati agli scherzi della Macchina del tempo, ma quello giocatoci da Non ci resta che piangere, - scritto con Giuseppe Bertolucci - diretto e interpretato da Troisi e Benigni dà un buon contributo alla spensieratezza natalizia. Non affatica il cervello, non incoraggia il turpiloquio, non segue la moda del racconto sentimentale, e invece scivola sugli specchi dell'assurdo con allegra inventiva. Il tandem Benigni-Troisi funziona, integrando dolcezza e insolenza. Le scenografie di Francesco Frigeri, i costumi di Ezio Altieri, la fotografia di Giuseppe Rotunno, le musiche di Pino Donaggio concorrono alla letizia d'uno spettacolino che ha molti momenti gustosi per i suoi lampi surreali e i suoi fantasiosi capricci. Le gag irresistibili sono innumerevoli: il predicatore che ricorda a Troisi che un giorno morirà, la lettera scritta a Savonarola che omaggia chiaramente Totò e Peppino, e soprattutto l'incontro con Leonardo Da Vinci (l'avvocato di Johnny Stecchino) in cui si fingono dei colleghi scienziati per spiegargli alcune invenzioni della nostra epoca. Nonostante le loro spiegazioni incomprensibili e dopo essere stato ridicolizzato, Leonardo tempo dopo inventerà il treno, illudendo i due protagonisti di essere tornati nel '900. Il maggior punto di forza è ovviamente nella recitazione dei due attori che hanno avuto la buona idea di mettersi insieme. Provenienti da due universi comici tanto diversi, Troisi e Benigni inseriscono agevolmente i propri personaggi in una struttura narrativa libera e vivace che ne valorizza le reciproche virtù in un gioco verbale e mimico senza soste. Firmando insieme la regia, anche come autori Benigni e Troisi si dividono il merito già acquistato facendo l'uno la spalla dell'altro, improvvisando pause e battute, e favorendo quello straniamento linguistico e figurativo che dà gaiezza al passatempo. Amanda Sandrelli, Iris Peynado e Livia Venturini sono il controcanto femminile della birbonata.
Da Il Corriere della Sera, 1984

ANNO: 1984
DURATA: 111'
GENERE: Fantascienza / Comico
REGIA: R. Benigni e M. Troisi

1 commento:

  1. Se dovessi tagliare tutte le scene tranne una, mi rimarrebbe nei ricordi quella del confine e del fiorino, mi pare molto "partecipata" anche dagli attori.

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