
Un anziano agente dell'FBI è richiamato in servizio per indagare su uno psicopatico assassino seriale sforzandosi di ragionare con la sua testa. Specialista del cinema d'azione, occhio visionario e scrittura nervosa, attivo specialmente in TV, M. Mann conferma di essere uno dei talenti nordamericani più ragguardevoli degli anni '80. Ammirevole la sua misura a contatto con una materia così sensazionale.Si tratta della prima apparizione ufficiale su una pellicola cinematografica dello psichiatra antropofago Hannibal Lecter (qui chiamato Lecktor), reso celebre da Anthony Hopkins e qui interpretato da Brian Cox. Di questo film è stato girato un remake sedici anni dopo dal titolo Red Dragon (che è anche il titolo, pur se modificato dopo la prima versione, del libro di Thomas Harris dal quale sono tratti entrambi i film; il primo titolo era I Delitti Della Terza Luna) che pur mantenendo il plot di base sostanzialmente invariato differisce rispetto a Manhunter per alcune sfumature. In particolare il secondo è più fedele al libro. Non è facile sottrarsi all'emozione che trasmettono le immagini, sempre restituiteci a distanza ravvicinata con un persuasivo corredo musicale. Valendosi dell'ammirevole fotografia del nostro Dante Spinotti e delle scenografie sontuose del Mel Bourne caro a Woody Allen, Michael Mann assume tutto il senso del racconto nella sua forma, stilizzata secondo modelli sofisticati che replicano in qualche maniera, sul versante “giallo”, l'operazione condotta da Lyne con 9 settimane e mezzo. Prevale cioè lo smalto, ma con una stringatezza di tempi e un'inventività figurativa d'insolita forza. Al protagonista dà volto William Petersen, un attore in salita (faceva già l'agente dell'Fbi in Vivere e morire a L.A., ) e il maniaco è interpretato da Tom Noonan con le debite smorfie, ma fra i personaggi sarebbero da comprendere anche le apparecchiature di cui è fornita la polizia americana. E, perché no?, la casa di Graham in Florida, prestata al film dal pittore Rauschenberg, quasi a simbolizzare la parentela che c'è fra il cinema e la pop art nella nostra epoca psicopatica, tanto assordata dal suono stereofonico quanto nostalgica del rumore del mare.
Da Il Corriere della Sera, 1986
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