
Saw significa sega, oppure segare. Ma è anche il passato del verbo see, ovvero vedere. Tutti i significati c’entrano eccome col film di James Wan, che mette in pista un serial killer appassionato di sfide. Le sue vittime devono cavarsela risolvendo un rebus di sopravvivenza. Sceneggiato da una coppia di giovani australiani (uno vi recita, l'altro dirige), Saw - L'enigmista è il "Seven" dei poveri. Espressione da non intendersi in senso riduttivo: semplicemente, è costato un pugno di dollari (che ha moltiplicato ai botteghini) e tuttavia riesce a passare il filo del rasoio sui nervi scoperti di chi lo guarda, come faceva il film - infinitamente più costoso - di David Fincher, con cui condivide altre cose, dal serial killer particolarmente efferato alle atmosfere putride e degradate, ma del quale ribalta l'ottica: gli eventi, anziché dal punto di vista dei poliziotti, sono osservati da quello delle vittime. Saw è certamente un film che ha fatto discutere, mettendo lo spettatore di fronte a posizioni mentali al limite, dirette alla semplice sopravvivenza, a cui si tende senza mezzi termini. Questo status mentale è nell’incipit dell’opera di James Wan, che costruisce un’ambientazione e un’atmosfera claustrofobiche. Una stanza livida, sporca. Due uomini incatenati ai due lati, distanti, che non sanno perchè si trovano in quel luogo, e un corpo senza vita tra di loro, al centro di quello spazio spettrale. Se lo svolgimento narrativo rispetta l'unità di tempo, le sequenze più terrificanti sono ritagliate tramite una serie di flashback, dove assistiamo a precedenti turpitudini del mostro. Chi è di stomaco forte apprezzerà il modo in cui Wan sa calare lo spettatore in un universo alieno, alla Lynch o alla Argento; ma tantopiù spaventoso, perché fotografato con un realismo da filmaker. Il film è stato girato in soli 18 giorni e nel mese di gennaio 2004 c'è stata la prima proiezione al Sundance Film Festival.
Da La repubblica e Film TV, 2004
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