mercoledì 3 giugno 2009

L'ARTE DEL SOGNO di M. Gondry

Gli antichi consideravano i sogni messaggi divini; gli psicoanalisti li definiscono espressione di desideri inconsci o conflitti emotivi rimossi; mentre per molti artisti il sogno, essendo fatto della stessa stoffa della vita, si confonde con essa. Nel caso del francese Michel Gondry, regista e sceneggiatore di L'arte del sogno, la parola «confondere» più che nel significato di «compenetrare» sta nell'accezione di «creare confusione». sono la mente e il cuore quelli che interessano il regista. Se nel precedente, bellissimo, Se mi lasci ti cancello si parlava della necessità di non perdere la memoria - pur dolorosa - delle cose e dei sentimenti, qui a essere in primo piano è la capacità di sognare e di superare le difficoltà attraverso la fantasia. Il mondo è orribile, i sessi sono in guerra, scienza e tecnologia sono il nuovo oppio dei popoli, nessuno sembra più capace di diventare adulto. Ma per fortuna possiamo sempre rifugiarci nel nostro cervello, l’ultimo luogo abitabile, letteralmente, per una generazione che oltre alle illusioni sembra aver perso la capacità di entrare in contatto con l’altro da sé.
Stephane (Gael Garcia Bernal), vive una vita fatta di continue intrusioni nel sogno, una sovrapposizione in cui spesso si esalta e a volte si smarrisce, soprattutto quando crede che Stephanie (Charlotte Gainsbourg) non voglia corrispondere il suo amore. Sognare può essere un rifugio e al tempo stesso una prigione, ma può essere pure la chiave per riuscire finalmente a superare i propri limiti, magari creando personali set televisivi, figure fantastiche, macchine del tempo, cavalli che volano e orizzonti di cartapesta. I personaggi dei film di Gondry sono figure eccezionali e al tempo stesso contraddittorie, che traggono forza e riscatto proprio dalla loro fragilità. Una doppia anima che è l'essenza stessa dei film del regista. Sono straordinari e imperfetti, fatti per perdersi e per lasciarsi conquistare. E, tuttavia, l'evidente matrice autobiografica della vicenda, gli
effetti speciali artigianali e ingenui come i giochi dei bambini, gli intonatissimi interpreti conferiscono a questo primo film francese di Gondry un'amabilità che ci rende più disponibili ad abbandonarci al sogno di un altro.
Da La Stampa e Ciak, 2006

ANNO: 2006
DURATA: 105’
GENERE: commedia/fantastico
REGIA: Michel Gondry
PREMI:
- 1 IOMA 2007: migliori effetti speciali

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