mercoledì 6 maggio 2009

HARRY A PEZZI di Woody Allen

Ce l’ha con tutti, il Woody Allen di Harry a pezzi, a partire da se stesso: scrittore newyorchese di origine ebraica (ma rigidamente e orgogliosamente ateo) se la prende con le proprie nevrosi, con gli psicoanalisti-sanguisughe, con i falsi amici e le compagne fedifraghe, con i fondamentalisti di tutte le ideologie e religioni. Provocatorio fino all’eccesso, perfino scurrile, impietoso con tutto e con tutti. Ma che cos’è che ha fatto tanto arrabbiare il nostro Woody-Harry? c’è alla base un blocco totale davanti alla pagina bianca. Non sa più scrivere, non sa più che cosa scrivere. E c’è di peggio: il suo ultimo libro ha provocato una reazione a catena, perché amici e amanti vi si sono riconosciuti, e ora lo accusano di avere “vampirizzato” le loro vite pur di fare denaro. Inizia così un balletto vorticoso di personaggi reali e inventati, che si affollano sullo schermo tenuti insieme da un sottilissimo filo narrativo: Allen affronta col film tutte le accuse mossegli dal perbenismo americano, con forza e divertimento; il titolo allude magari al percorso della terapia psicoanalitica freudiana che smonta la personalità per portare il paziente ad accettarsi. Lo scrittore di successo Harry è in crisi, nel giorno in cui l'Università che lo aveva espulso da ragazzo (“avevo cercato di fare un clistere alla moglie del preside”) lo onora con speciali cerimonie, ed è perciò deciso a trovare qualcuno che lo accompagni. Strana brigata, perché in macchina con lui finiscono una procace prostituta di colore (l’unica, tuttavia, che riesce a calmarlo nei momenti peggiori), il giovane figlio avuto da una delle compagne precedenti (rapito per l’occasione) e un amico. Le citazioni sono tante, a partire dall’amato Fellini, ma Allen vale perché è solo Allen. Una miscela irripetibile di comico e drammatico, colmo di battute sottili e mirate: “Tra l'aria condizionata e il Papa, io scelgo l'aria condizionata”; “Le parole più belle del mondo non sono ''ti amò' ma: '‘è benigno”; “La mia vita sarebbe tutta sarcasmo e orgasmo? Con uno slogan così, in Francia vincerei le elezioni”; “Sono l'uomo peggiore del mondo, il quarto dopo Hitler, Goering e Goebbels”; “Sembri una fondamentalista cristiana, solo che sei ebrea”; “Io non sono normale. Forse che il Presidente degli Stati Uniti vuol scoparsi ogni donna che incontra? Accidenti, ho sbagliato esempio”; “Sono andato in overdose di me stesso”.
Una commedia eccezionale con la capacità del tutto unica di tenere insieme 85 personaggi (moltissimi divi di Hollywood in trasferta amichevole, da Demi Moore a Billy Crystal, da Robin Williams a Eric Bogosian) in 95’ di proiezione. Pezzettini di film, appunto, per un Harry letteralmente fatto a pezzi.

Considerazioni tratte da un’intervista rilasciata a Stig Björkman, regista e critico cinematografico svedese:
Il protagonista del film si chiama Harry Block; il suo nome è una sorta di caratterizzazione, infatti egli soffre del blocco dello scrittore.
La caratteristica di “Harry a Pezzi” sono i dialoghi molto articolati e pungenti che danno al film un ritmo dinamico e veloce, ma al tempo stesso spezzato da un montaggio discontinuo e permeato da salti improvvisi dalla realtà alla finzione, dalla vita reale alla fantasia.
L’idea di questo montaggio è già presente in lavori precedenti di Woody Allen (vedi “Mariti e Mogli”). Stacchi irregolari e asimmetrici, sono in sintonia con il carattere dei personaggi.
Woody Allen: “…quando ho a che fare con un personaggio molto nevrotico mi piace un montaggio nevrotico…”.
Una delle scene che colpisce per la sua originalità è quella in cui Robin Williams appare sfocato.
Woddy Allen a tal proposito dichiara: “…era una cosa che volevo fare da tanto tempo… sul set a volte il cameraman non riesce a mettere a fuoco… perciò ho pensato, e se fosse sfocato l’attore? E se la telecamera fosse a posto, ma l’attore no? Ecco uno che non riesce più a mettere a fuoco la sua vita…”
In una scena Woody Allen indossa una t-shirt con un buco enorme, una scelta del regista per dare spessore al suo personaggio.
Woody Allen.: “…quando recito anche io in un film mi piace indossare i miei vestiti; mi fa sentire a mio agio; ho pensato che vedendo quello che indossa il personaggio quando la prostituta va a trovarlo a casa si ha un indizio per capire la sua personalità…”. In questa scena si trova una delle sue battute più esilaranti: da non perdere…
E’ geniale l’idea di totale libertà che caratterizza la sua narrazione, come quella dei personaggi di fantasia che incontrano persone reali. Ad esempio la scena in cui Harry si trova faccia a faccia con il suo personaggio del libro. Questo miscuglio di fantasia e realtà è una prerogativa del cinema di Woody Allen che troviamo già nel film “La Rosa Purpurea Del Cairo” ed anche in un suo racconto.
La scena più costosa del film è quella dell’inferno, Woody Allen voleva a tutti i costi un inferno come nei quadri di Giotto o nelle illustrazione della Divina Commedia. La scena è stata girata in soli due giorni ma c’è voluto parecchio tempo per costruire il set.
La fine del film, quando Harry incontra tutti i suoi personaggi di fantasia, è un chiaro riferimento alla scena finale di “8 e mezzo” di F. Fellini; e questo stesso finale sarà poi ripreso qualche anno dopo da Tim Burton per “Big Fish”.
In questa scena Harry dice: “…mi avete regalato alcuni dei momenti più felici della mia vita e mi avete salvato la vita…”; questo finale manifesta un chiaro pensiero del regista: “l’arte è il salvagente della vita”.
Il finale del film trasmette un messaggio positivo: Harry ricomincia a scrivere, uscendo cosi dalla sua crisi. La critica paragona questo finale a quello di “Manhattan”, dove il protagonista riflette sulle possibilità e le gioie della vita. Woody Allen dissente da questo giudizio perché lo considera più cupo e privo di quel romanticismo presente in “Manhattan”.
Il messaggio finale di Harry a pezzi è: “La nostra vita consiste in come scegliamo di distorcerla…ognuno distorce la realtà a suo modo e di ciò vuole convincersi, perché la realtà che viviamo non sempre riesce a soddisfarci.
Da
La stampa, 1997 e di Francesco Catalano, 2009
ANNO: 1997
DURATA: 95'
GENERE: commedia
REGIA: Woody Allen

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